DE BELLO LUDICO

2024

ProgettoILO Le Cronache del ProgettoILO Oath – Le Cronache del ProgettoILO – Cap. IV

Oath – Le Cronache del ProgettoILO – Cap. IV

Oath 12 dicembre 2025

  • Carlo De Luca – Cancelliere
  • Luca Chiaffarino – Nero
  • Matteo Castagnoli – Blu
  • Maurizio Amizzoni – Giallo
  • Riccardo Caneba – Bianco

Alla fine erano arrivati.

Dopo una generazione, puntuali come la morte, i lupi si erano affacciati ai confini. Quattro esuli, ognuno con le proprie banditaglie e piani oscuri, gli occhi fissi su di lui come fosse una preda. E lui? Era pronto ad affrontarli? Quel che poteva fare aveva fatto, cercando saggezza e consigli nelle cronache vergate dagli scribi di suo padre e suo nonno prima ancora. Suo padre aveva allargato i confini dell’Impero, ben preparandolo al prevedibile attacco. “Alleati con i nomadi del deserto!” – gli avevano detto i suoi generali. “Ti porteranno truppe in quantità, senza chieder nulla in cambio, se non un Voto di Fratellanza”. E lui l’aveva fatto.

All’inizio tutto era andato per il meglio. L’esule Blu aveva aperto le danze cercando di strappargli le steppe – la base del potere militare imperiale. Segnali di fumo preparati da tempo lo avevano avvisato del pericolo e con tutto l’esercito imperiale aveva accolto le bande Blu quando erano apparse, disperdendole ovunque. Contro la forza militare riunita dell’Impero a poco erano serviti gli arcieri a cavallo del Blu

Ma poi era stata la volta degli altri e ad uno ad uno i territori imperiali erano stati saccheggiati. Alla fine la stessa capitale venne presa dalle truppe nemiche nel corso della grande campagna militare con cui il Nero strappò il Titolo di Custode e divenne Usurpatore.

In mezzo a questo disastro l’unica nota positiva fu l’aver recuperato la Corona del bandito e – con essa – la dubbia fedeltà dei tagliagole che si annidavano tra le Rovine Nascoste e nei pressi del Gigante Sepolto.

Si palesavano intanto le trame degli Esuli. Il Nero aveva una Visione di Conquista, a scimmiottare il legittimo dominio del Cancelliere. Il Giallo una di Ribellione; poco faceva conto sulle sue truppe, che pure dalle loro basi nella Foresta Selvaggia pian piano si espansero oltre il confine, e molto invece sul Favore Popolare. Quella del Bianco era infine una Visione di Fede, ed egli impegnò tutta la sua ricchezza e speranze sul Vessillo più Oscuro confidando grazie ad esso nella Vittoria.

Al primo il cancelliere strappò il Favore Popolare con i soldi che i nomadi gli procuravano. Al secondo il Segreto più Oscuro con una campagna militare perché seppur ferito era ancora, individualmente, il più forte. Strappata all’uno e all’altro le vittorie che essi già sentivano proprie il cancelliere offrì al Blu – privo di scopo – la Cittadinanza, facendogli balenare l’illusione di succedergli grazie alle carabattole che stava accumulando.

Egli accettò ed unì le sue forze a quelle imperiali. Con una campagna mirata il Cancelliere poté quindi riprendere la capitale – o meglio le sue macerie deserte.

Il Nero contrattaccò cercando di strappare nuovamente il titolo di Custode ed ergersi Successore. Nell’ultima e decisiva battaglia il cancelliere vinse, di poco ma vinse, mantenendo il controllo del Fulcro dell’Impero. In quel momento il Giallo uscì dalla Foresta e conquistò le Terre Selvagge, strappandole ai fedeli banditi. Quell’offensiva segnò il termine della guerra.

L’impero era sfinito e nessuno aveva la vittoria. Non il Cancelliere o il Nero, che ambivano entrambi al maggior numero di territori. Non il Blu, che aveva legato le sue sorti a quelle imperiali. Non il Giallo, che inseguiva il favore popolare in mano al cancelliere. E non il Bianco, dalle cui mani egli aveva strappato il Segreto più Oscuro. In base alle leggi che ci governano, il Cancelliere fu quindi considerato il vincitore. La sua dinastia aveva retto ancora una volta la prova suprema.

Egli stranamente non esultò, al contrario: si adombrò. Nella sala del trono, al termine di festeggiamenti che risuonavano vuoti e falsi alle sue orecchie, ricordò le fastidiose parole di quel lontano profeta: “Il Cancelliere vincerà sempre. È ovvio!”. Ma se questo era vero, ed in effetti da tre generazioni ormai la sua dinastia governava l’Impero, per quanto tempo ancora gli Esuli l’avrebbero sfidato? E poi? Senza il gusto della battaglia, senza la minaccia esistenziale ai confini, avrebbe ancora avuto senso vivere, lottare, scrivere una Cronaca? Scrivere cosa, esattamente? L’Impero sarebbe appassito, dimenticato per sempre, poche pagine sbiadite in un dominio isolato. Questa sorte era peggio di una sconfitta. Egli doveva dimostrare di poter perdere. Al diamine i suoi eredi! Se sconfitti avrebbero lottato, come suo nonno un tempo, per strappare lo scettro al nuovo cancelliere.  Lanciò nuovamente la sfida, sperando che il suo successore sarebbe stato meno capace o fortunato di lui, e gli diede come titolo il Custode della Difesa:

Related Post